Una rosa blu

Arrivo lentamente, immersa in un gran silenzio.
Sul piccolo sentiero di ghiaietta è cresciuto del muschio verde.
Il cielo è terso, soffia il vento, l’aria fresca, il sole limpido. 
Ho preso un fiore. Sempre lo stesso.
Una rosa blu ed un ciuffo di verde.
L’ appoggio sul marmo… e mi siedo di lato.
Chiudo gli occhi, volgo il viso al sole. Respiro piano.
Sento cigolare le cime degli alti cipressi poco distanti, uccelli cinguettare,
un lontano ovattato rumore di traffico, qualcosa che sbatte nel vento.
Mi arriva una sensazione di calore. Lascio che cammini dentro me.
Odori. Voci. Abbracci. Sorrisi. Senso di affidamento e libertà insieme.
Mi arriva tutto così..sorrido nel sole, sempre ad occhi chiusi.
“Vorrei un tuo abbraccio”. Lo dico nell’aria.
Mi tiro su e metto la rosa nel vaso.
Come sempre pare spaesata sola soletta in uno spazio troppo grande e vuoto.
Ma a me piace così.
Si, vorrei ancora un suo abbraccio.
Mi risiedo e  guardo intorno ripensando a questo legame che valica i tempi.
Di questa nostalgia che non è piu’ dolore.
E’ gioia e gratitudine per averti avuto. So che sei parte di me.
Mi rialzo e vado via.
La ghiaia scricchiola sotto i mie passi.
Il vento mi butta i capelli per aria facendoli danzare come avessero vita propria.
E per la prima volta mi viene davvero da pensare:
ci sono amori che non finiscono e non finiranno mai.

Al

Ricordo..

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ti ho chiuso dentro di me, come un ricordo lontano.
Ti ho amato come un libro di fiabe che rileggerò sempre con gioia.
Dentro di me ti porto con rabbia, come antichi dolori ancora viventi…
Anche se il tempo ti ha portato via, anche se i secondi non hanno
fermato quelle magie d’istanti,
anche se le lacrime passeggiano con me
anche se mi sono rimasti solo i ricordi
anche se sento solo il silenzio, non rimpiango di averti
sempre guardato negli occhi e di averti amato ogni minuto.
Ho fatto tanti errori. ma non considererò mai uno sbaglio
quello di essermi innamorata di te…
Ogni sorgere del sole io conserverò una lacrima dei miei
sogni per ricordarti sempre.

Al

Le donne

Fanno delle cose, le donne, alle volte, che c’è da rimanere secchi.
Potresti passare una vita a provarci: ma non saresti capace
di avere quella leggerezza che hanno loro, alle volte.
Sono leggere dentro. Dentro.
Uno si costruisce grandi storie, questo è il fatto, e può andare avanti anni a crederci,
non importa quanto pazze sono, e inve…rosimili, se le porta addosso,e basta.
Si è anche felici, di cose del genere. Felici. E potrebbero non finire mai.
Poi, un giorno, succede che si rompe qualcosa, nel cuore del gran marchingegno fantastico,
tac,
senza nessuna ragione, si rompe d’improvviso e tu rimani lì,
senza capire come mai tutta quella favolosa storia non ce l’hai più addosso,ma davanti,
come fosse la follia di un altro, e quell’altro sei tu.
Tac.
Alle volte basta un niente. Anche solo una domanda che affiora. Basta quello…

(Alessandro Baricco, Oceano mare)

Controcorrente

Ci sono giorni in cui ogni cosa sembra uno schiaffo personale e prendi tutto contro pelo.
Essere cresciuti con la convinzione che le basi di un rapporto siano
onestà e sincerità, oggi, è un serio problema di correlazione.
Si rischia di parlare dialetti diversi all’interno della stessa tribù…
si rischia di essere demonizzati perché si ha ancora il coraggio
di esprimere il proprio dissenso da tutto ciò che si tinge di apparenza.
Persone che, come zombie, crollano se gli togli di dosso il mantello dell’ ipocrisia
che si sono disegnati come profilo da internauta.
Sempre di più bandite razionalità, ragione ed intelligenza…
optional gratuiti procacciabili solo tramite presentazione di una scheda completata
per la raccolta differenziata di punti-esistenza rilasciata dall’ hard discount dell’idiozia.
Ci sono giorni in cui diventa sin troppo facile essere “contro” per vezzo o per convinzione…
ci si scopre “isole” in un mare che ti erode nei confini, interiori ed esteriori…
un mare che cerca di inghiottire tutto, ciò che siamo e ciò che vorremmo,
le nostre idee, i nostri grandi sogni colorati ma, col crescere,
si impara anche che la “grandezza” non è mai sintomo di una “dimensione” vera!
Ed allora, fatto appello a quel poco di cervello di cui veniamo generosamente
dotati alla nascita, nella piena consapevolezza dei confini dettati dal libero arbitrio,
gli “uomini contro” rifuggono ogni possibile contatto con una realtà contaminata dalle malattie di branco,
dalla realtà dipinta sui cartelloni pubblicitari, dal finto benessere di cui si empiono le fauci
gli ignoranti “capobaracca” che si affaticano nella quotidiana gara dell’apparire.
Gli “uomini contro” tacciono (magari scrivono) e continuano a gettare al vento i semi della verità,
legandosi con la terra, riescano ad affondare radici così profonde e solide
per costruirvi sopra un destino meno banale da lasciare lì… non davanti ad un televisore,
ma dinanzi allo spettacolo della natura mentre t’accoglie da dietro lo steccato della vita.

Al

In questo cielo…

In questo cielo “tutte stelle” sento il tacco della ragione lacerarmi di domande imbarazzanti sotto pelle
Ho cercato sino allo stremo di non dare troppa noia, mettermi di profilo…
non mi sono neanche esposta alle stagioni per paura che se la prendessero a male
Ma è proprio vero che, chi mangia, fa briciole… e le briciole, si sà, sono fastidiose assai…
ti complicano la vita con il loro infimo essere lì, con quel persistente
ed onnipresente esserti sotto i piedi a fare gran rumore…
scricchiolano inutili… le briciole… gli scampoli…
saldi di qualcosa al soldo di qualcuno per svendere qualche altro.
T’ho slacciato le risposte come una guepiere che ti costringeva ad inutili domande,
per cui, ora scendi da quella vita e sali sopra i tacchi aguzzi delle stelle…
altrimenti spegnerò per sempre quel giorno mai finito, dietro una veletta d’inutili peccati…

Al

Il bambino che non ho

Bambino che non ho, figlio mai nato,cercherò di spiegarti tutto ciò che ti ho evitato.
Il parto innanzi tutto, e il dolore di saperti espulso dall’amore.
La paura di venire abbandonato, quei vagiti lunghi come i fischi dei treni nelle stazioni secondarie,
e il suono delle parole indecifrabili che t’impongono la loro dizione.
E i birignao intollerabili con cui ti si rivolgono le persone.
La prima volta che la tua mamma uscirà la sera. Il terrore che non tornerà più.
Ti ho evitato la vergogna di fartela sotto a scuola, gli altri che ridono e ti mettono alla gogna.
La fatica di sollevare la prima matita come un macigno,
e il ghigno dei grandi quando deformi le parole.
Ti ho evitato il freddo quando piove, la paura dei tuoni dei fantasmi e delle streghe, e poi le prime beghe:
quando un compagno ti dirà “Tuo padre è un ubriaco” oppure “Noi siamo molto più ricchi di voi”
e ti faranno vergognare della tua famiglia e del tuo nome.
Io ti ho evitato, piccolo, l’angoscia di un cognome e delle ombre che comporta e poi,
diciottenne al primo amore, la sconfitta di attendere ore dietro una porta lei che non ti vuole.
E l’assillo del primo impiego, l’offesa di tutte le file burocratiche,
i soprusi di chi comanda e l’arroganza dei potenti. Io ti ho evitato tutte le litigate,
le sgridate, il dolore di quando moriranno tuo padre e tua madre, la solitudine del deserto,
quella provocata dall’invidia, dal tradimento, quella solitudine che ti farà percorrere tutte le periferie dell’anima.
E poi, da vecchio, lo sgomento per aver tanto vissuto e sofferto e gridato e amato,
inutilmente, in cambio di niente, inascoltato.
L’elenco potrebbe continuare, ma è un’impresa inutile, come catalogare le gocce del mare.
Inutile, perchè il dolore più grande, tuo padre non te lo ha evitato.
Il dolore di non essere nato.

Jack Folla

 

Sono….

Poco da dire… se con poco ci si può mai definire…
una persona molto impegnativa da gestire, o forse no,
dipende dalla buona volontà, dalla curiosità e dalla disponibilità dell’altro…
eternamente affascinata dalla vita della quale, inguaribile entusiasta,
mi manca sempre un “qualcosa”…
ed alla quale va ad aggiungere pennellate di colore per frequentare ed acquietare,
anche se per poco, quell’insoddisfazione perenne che alimenta e rende imperdibile il percorso.
Tesa alla costante ricerca della pienezza interiore, di una vibrazione dello spirito,
di un dispiegare di ali verso i vari tasselli che compongono l’anima.

Al

 

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