Il peso sulle spalle

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Due monaci zen stanno camminando
verso il loro monastero
in una strada fangosa e piena di pozzanghere,
…quando incontrano una giovane donna
che chiede aiuto per attraversare senza bagnarsi.
Il monaco più giovane la prende in braccio,
attraversano la strada ed arrivati dall’altra parte,
la mette giù e la saluta.
I due monaci proseguono il cammino in silenzio.
Arrivati a destinazione il monaco più anziano dice al giovane:”
Non avresti dovuto prendere in braccio quella donna,
i monaci non devono toccare le donne.”
E il giovane risponde:
“Io l’ho fatta scendere subito, tu l’hai ancora con te.”

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i nonni raccontano…..

(foto di Max Capponi)

Abbiamo mangiato le mele senza lavarle né sbucciarle e siamo ancora qui.

Abbiamo girato scalzi sei mesi l’anno e siamo ancora in piedi.

Abbiamo mangiato tanto pane, vecchio anche di vari giorni, e non abbiamo avuto bisogno di cure dimagranti.

Allora eravamo stesi, ora solo tesi….

I vecchi non riscuotevano la pensione, ma non venivano abbandonati!!!

I prodotti alimentari non avevano la scadenza, ma si mangiavano subito.

Non c’erano gli elettrodomestici e per il bucato le donne usavano sapone, cenere e tanto sudore.

Mancava il frigorifero? Nessun problema, si comprava alla giornata.

Non ci riempivano le buchette della posta di pubblicità, mancavano entrambe.

C’erano pochissimi sportelli bancari, mancavano i soldi da depositare

e ce n’erano troppo pochi per poterne chiedere a prestito con qualche speranza.

Allora gli sposi novelli, uscendo dalla chiesa, buttavano alla gente gli zuccherini (nobiltà della miseria!)

oggi vengono coperti di riso (stupidaggine della ricchezza!).

Le automobili per suonare usavano la tromba con la pompetta di gomma;

nessun problema, le automobili erano rarissime.

Non c’erano i compact-disk, ma si cantava molto più di adesso.

Non c’era la televisione e il computer, ma quanta fantasia!

Non c’erano i telefoni cellulari, ma eravamo sempre informati lo stesso.

Andando a scuola non avevamo lo zaino pieno, eppure non ci mancava nulla.

Quei pochi gelati che ho mangiato li  mangiavamo spesso col pane.

Avevamo i pantaloni con le pezze, ma era una necessità, non una moda.

Pochi giocattoli ci venivan regalati, ma ci siamo divertiti con le cose più semplici.

A sei anni si cominciava ad andare a scuola e a spigolare, col tempo avremmo imparato a fare di tutto.

Dove mettevamo i rifiuti? O ai maiali o nel fuoco.

La crusca la davamo ai maiali, adesso la vendono in farmacia.

Non ci han portato al mare o a sciare, noi però ci abbiam portato i figli e i nipoti.

Esistevano già il parmigiano e il prosciutto di Parma, ma noi conoscevamo solo la mortadella.

I bimbi non nascevano in provetta, ma nascevano.

Pochissimi avevano il bagno o la doccia, ma c’erano i maceri, i torrenti e la bacinella.

Abbiamo bevuto l’acqua del pozzo e siamo sopravvissuti.

Non abbiamo mai chiuso la porta a chiave e non ci è mai mancato nulla.

Non andavamo mai dal dottore né lui veniva da noi: eravamo sani come pesci.

Non si andava a teatro o al cinema, ma avevamo il cortile e la stalla.

Si parlava solo il dialetto, ma ci si intendeva benissimo.

Il sogno crescendo?? Era la bicicletta.

Cosa non avremmo voluto?? I geloni.

Il punti di riferimento? La casa, la chiesa e l’oratorio.

Cosa invidiamo ai giovani di oggi? La biro ed i jeans….

I più grandi rimpianti?? Gli amici e gioventù.