Ai tempi…

Ai tempi di mia nonna non si buttava via niente. Nemmeno l’esperienza.
Un bacio era una cosa rara nella vita di una persona e veniva custodito come un tesoro.
Il dolore si conservava gelosamente per non dimenticarlo. E da quello si imparava.
Adesso calze, dolori e baci, consumiamo tutto, rompiamo tutto, ci disfiamo di tutto.

Marcela Serrano

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per te

Sono una donna con il suo passato…
ma non sono i particolari ad attrarre la mia attenzione..
Sono gli spazi ampi, quelli infiniti.
Parlano di orizzonti guardando il mare.
Il pensiero di te…scivola nella mia mente
Io non ho mai visto limiti…
ho visto navi scomparire e abissi tornare in superficie,
ma non ti ho mai perso…perchè…
ti sento vicino in questo mondo…
Scusami, se non ti guardo negli occhi,
c’è vento e voglio seguirlo….sto guardando lontano!!

Il peso sulle spalle

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Due monaci zen stanno camminando
verso il loro monastero
in una strada fangosa e piena di pozzanghere,
…quando incontrano una giovane donna
che chiede aiuto per attraversare senza bagnarsi.
Il monaco più giovane la prende in braccio,
attraversano la strada ed arrivati dall’altra parte,
la mette giù e la saluta.
I due monaci proseguono il cammino in silenzio.
Arrivati a destinazione il monaco più anziano dice al giovane:”
Non avresti dovuto prendere in braccio quella donna,
i monaci non devono toccare le donne.”
E il giovane risponde:
“Io l’ho fatta scendere subito, tu l’hai ancora con te.”

i nonni raccontano…..

(foto di Max Capponi)

Abbiamo mangiato le mele senza lavarle né sbucciarle e siamo ancora qui.

Abbiamo girato scalzi sei mesi l’anno e siamo ancora in piedi.

Abbiamo mangiato tanto pane, vecchio anche di vari giorni, e non abbiamo avuto bisogno di cure dimagranti.

Allora eravamo stesi, ora solo tesi….

I vecchi non riscuotevano la pensione, ma non venivano abbandonati!!!

I prodotti alimentari non avevano la scadenza, ma si mangiavano subito.

Non c’erano gli elettrodomestici e per il bucato le donne usavano sapone, cenere e tanto sudore.

Mancava il frigorifero? Nessun problema, si comprava alla giornata.

Non ci riempivano le buchette della posta di pubblicità, mancavano entrambe.

C’erano pochissimi sportelli bancari, mancavano i soldi da depositare

e ce n’erano troppo pochi per poterne chiedere a prestito con qualche speranza.

Allora gli sposi novelli, uscendo dalla chiesa, buttavano alla gente gli zuccherini (nobiltà della miseria!)

oggi vengono coperti di riso (stupidaggine della ricchezza!).

Le automobili per suonare usavano la tromba con la pompetta di gomma;

nessun problema, le automobili erano rarissime.

Non c’erano i compact-disk, ma si cantava molto più di adesso.

Non c’era la televisione e il computer, ma quanta fantasia!

Non c’erano i telefoni cellulari, ma eravamo sempre informati lo stesso.

Andando a scuola non avevamo lo zaino pieno, eppure non ci mancava nulla.

Quei pochi gelati che ho mangiato li  mangiavamo spesso col pane.

Avevamo i pantaloni con le pezze, ma era una necessità, non una moda.

Pochi giocattoli ci venivan regalati, ma ci siamo divertiti con le cose più semplici.

A sei anni si cominciava ad andare a scuola e a spigolare, col tempo avremmo imparato a fare di tutto.

Dove mettevamo i rifiuti? O ai maiali o nel fuoco.

La crusca la davamo ai maiali, adesso la vendono in farmacia.

Non ci han portato al mare o a sciare, noi però ci abbiam portato i figli e i nipoti.

Esistevano già il parmigiano e il prosciutto di Parma, ma noi conoscevamo solo la mortadella.

I bimbi non nascevano in provetta, ma nascevano.

Pochissimi avevano il bagno o la doccia, ma c’erano i maceri, i torrenti e la bacinella.

Abbiamo bevuto l’acqua del pozzo e siamo sopravvissuti.

Non abbiamo mai chiuso la porta a chiave e non ci è mai mancato nulla.

Non andavamo mai dal dottore né lui veniva da noi: eravamo sani come pesci.

Non si andava a teatro o al cinema, ma avevamo il cortile e la stalla.

Si parlava solo il dialetto, ma ci si intendeva benissimo.

Il sogno crescendo?? Era la bicicletta.

Cosa non avremmo voluto?? I geloni.

Il punti di riferimento? La casa, la chiesa e l’oratorio.

Cosa invidiamo ai giovani di oggi? La biro ed i jeans….

I più grandi rimpianti?? Gli amici e gioventù.

Equilibrio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si cammina sempre cosi’….che sia su di  un filo o su di un ramo o sulla strada…..
si cerca sempre di mettere un passo davanti all’altro,cercando l’equilibrio…
Piccoli passi per crescere…Piccoli passi per raggiungere la meta…che sia vicina o lontana….
Un equilibrio che non puoi permetterti di perdere, perchè cadresti….e ti faresti male…
Allora passo dopo passo procedi…tenendo alto lo sguardo…
..E’ come un bimbo che inizia a camminare….Deve capire prima come fare….
e quante cadute dovrà prendere prima di riuscire…!!
…Cosi’ è la vita…..ci sono varie direzioni…..non ci sono insegne…
Ci si ferma per riposare, per meditare …ma la via è scritta…e devi andare…
Passo dopo passo……Restando in bilico sul filo del mondo….
Un mondo che hai sotto i piedi, ma che vorresti tenere nel cuore…
Un mondo che si colora dell’azzurro del cielo,del marrone della terra…del giallo intenso del sole…
Un passo davanti all’altro….Piano piano speri che tutto ritroverà la stessa armonia….
Che sia un giorno in cui nulla sorride…o che non riesci a fermati dal ridere…
Che sia un giorno dove hai solo voglia di piangere,di urlare…o tramutare le urla di disperazione in un urlo di gioia….
Quando pensi che la vita ti ha deluso ancora..o quando non sai come ringraziarla del nuovo dono che ti ha fatto….
Ogni giorno splende il sole…Tutti i giorni splenderà il sole,che noi lo vogliamo o meno…..
Siamo noi che decidiamo di lasciar entrare dentro i nostri cuori i suoi raggi…
affinchè possano riscaldarci l’anima….

Una rosa blu

Arrivo lentamente, immersa in un gran silenzio.
Sul piccolo sentiero di ghiaietta è cresciuto del muschio verde.
Il cielo è terso, soffia il vento, l’aria fresca, il sole limpido. 
Ho preso un fiore. Sempre lo stesso.
Una rosa blu ed un ciuffo di verde.
L’ appoggio sul marmo… e mi siedo di lato.
Chiudo gli occhi, volgo il viso al sole. Respiro piano.
Sento cigolare le cime degli alti cipressi poco distanti, uccelli cinguettare,
un lontano ovattato rumore di traffico, qualcosa che sbatte nel vento.
Mi arriva una sensazione di calore. Lascio che cammini dentro me.
Odori. Voci. Abbracci. Sorrisi. Senso di affidamento e libertà insieme.
Mi arriva tutto così..sorrido nel sole, sempre ad occhi chiusi.
“Vorrei un tuo abbraccio”. Lo dico nell’aria.
Mi tiro su e metto la rosa nel vaso.
Come sempre pare spaesata sola soletta in uno spazio troppo grande e vuoto.
Ma a me piace così.
Si, vorrei ancora un suo abbraccio.
Mi risiedo e  guardo intorno ripensando a questo legame che valica i tempi.
Di questa nostalgia che non è piu’ dolore.
E’ gioia e gratitudine per averti avuto. So che sei parte di me.
Mi rialzo e vado via.
La ghiaia scricchiola sotto i mie passi.
Il vento mi butta i capelli per aria facendoli danzare come avessero vita propria.
E per la prima volta mi viene davvero da pensare:
ci sono amori che non finiscono e non finiranno mai.

Al

Controcorrente

Ci sono giorni in cui ogni cosa sembra uno schiaffo personale e prendi tutto contro pelo.
Essere cresciuti con la convinzione che le basi di un rapporto siano
onestà e sincerità, oggi, è un serio problema di correlazione.
Si rischia di parlare dialetti diversi all’interno della stessa tribù…
si rischia di essere demonizzati perché si ha ancora il coraggio
di esprimere il proprio dissenso da tutto ciò che si tinge di apparenza.
Persone che, come zombie, crollano se gli togli di dosso il mantello dell’ ipocrisia
che si sono disegnati come profilo da internauta.
Sempre di più bandite razionalità, ragione ed intelligenza…
optional gratuiti procacciabili solo tramite presentazione di una scheda completata
per la raccolta differenziata di punti-esistenza rilasciata dall’ hard discount dell’idiozia.
Ci sono giorni in cui diventa sin troppo facile essere “contro” per vezzo o per convinzione…
ci si scopre “isole” in un mare che ti erode nei confini, interiori ed esteriori…
un mare che cerca di inghiottire tutto, ciò che siamo e ciò che vorremmo,
le nostre idee, i nostri grandi sogni colorati ma, col crescere,
si impara anche che la “grandezza” non è mai sintomo di una “dimensione” vera!
Ed allora, fatto appello a quel poco di cervello di cui veniamo generosamente
dotati alla nascita, nella piena consapevolezza dei confini dettati dal libero arbitrio,
gli “uomini contro” rifuggono ogni possibile contatto con una realtà contaminata dalle malattie di branco,
dalla realtà dipinta sui cartelloni pubblicitari, dal finto benessere di cui si empiono le fauci
gli ignoranti “capobaracca” che si affaticano nella quotidiana gara dell’apparire.
Gli “uomini contro” tacciono (magari scrivono) e continuano a gettare al vento i semi della verità,
legandosi con la terra, riescano ad affondare radici così profonde e solide
per costruirvi sopra un destino meno banale da lasciare lì… non davanti ad un televisore,
ma dinanzi allo spettacolo della natura mentre t’accoglie da dietro lo steccato della vita.

Al

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